Un lotto a elle

Una cooperativa di cohousing che fra molte difficoltà punta alla costruzione di un “villaggio” in cui sperimentare
un abitare diverso, con spazi in comune,
verde, risparmio energetico, impegno nel sociale…

Intervista ai soci della cooperativa Case franche, nata per realizzare un progetto di cohousing a San Martino in Villafranca, frazione di Forlì.

Volete spiegarci cos’è questo progetto delle “Case franche”?
Simona Zoffoli. È il progetto di un gruppo di persone che ha deciso di mettersi alla prova e cercare un modo per star meglio nel nostro territorio, dimostrando concretamente che si può fare altro. Poi, certo, si vogliono soddisfare anche esigenze abitative.
Antonella Carnevale. è una scommessa su noi stessi, per capire che c’è un modo per dare risposta al bisogno di unirsi, di aiutarsi reciprocamente, anche nel quotidiano.
Come nasce l’idea?
Simona. Noi tecnici di “Clusterize” abbiamo deciso di fare, sulla nostra pelle, una sperimentazione per abitare la campagna in modo diverso, interrogando un territorio specifico: San Martino in Villafranca. Quando abbiamo cominciato non pensavamo a un cohousing, era veramente una sperimentazione, un progetto di studio su questa area.
Cos’è “Clusterize”?
Simona. In realtà siamo tre persone: io, architetto, Fabrizio Foca, mio marito geometra e l’architetto Fabio Gardini di Bologna. Collaboriamo a progetti di sostenibilità sociale. Clusterize vuol dire “aggreghiamoci”, è un’esortazione. Il progetto delle “case franche” era una sfida, tradurre ciò che facciamo per passione in professione. Io ho mollato lo studio professionale a Ravenna perché fare la professione in quel modo non rispondeva alle mie esigenze di coinvolgere e di avere un certo tipo di contatto con le persone, di non essere semplicemente un braccio esecutore… Credo che anche come tecnico si possa, nella sperimentazione con tante persone, tornare ad avere un ruolo di educatore. Abbiamo organizzato i primi incontri col passaparola perché doveva passare il concetto che qui nessuno vende niente; e subito c’è stata una grande empatia, perché alla base c’erano le stesse esigenze. Continua a leggere